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Intervento di recupero di un Bagolaro in 9 azioni

Intervento di recupero di un Bagolaro in 9 azioni

Tree Climbing Ferrara - Arboricoltura Perelli: intervento di recupero Celtis Australis

Intervento specialistico per il recupero di un Bagolaro, nome comune del “Celtis australis“, in prossimità di Bagni Ducali (sec XVI, 1541a Ferrara a Gennaio 2018.

Ricostruzione della chioma di un Celtis australis

Il nostro intervento sul “Bagolaro – Celtis australis” si è reso necessario per recuperare la chioma danneggiata e compromessa da interventi cesori pregressi: in questi casi, noi tree worker in gergo diciamo che bisogna “ricostruire” la chioma. Il corretto termine tecnico da utilizzare per questo tipo di intervento è “potatura di riforma della chioma“, e consiste nel riportare il complesso di rami e foglie di un albero ad una condizione di ordine o equilibrio.

Nove mosse per una efficace potatura di riforma della chioma

Ecco perché, quando siamo intervenuti per effettuare la potatura di riforma della chioma su questo “Bagolaro” abbiamo messo in campo le seguenti azioni:

  1. valutazione visiva pre-arrampicata (VTA Visual Tree Assesment).
  2. Sviluppo del Cronoprogramma dei lavori, la cosiddetta “tabella di marcia”.
  3. Individuazione degli ancoraggi su cui fissare la linea di arrampicata, per costruire un’efficace catena di sicurezza, riconoscimento degli eventuali pericoli oggettivi e delle eventuali interferenze determinando le opportune vie di fuga.
  4. Sviluppo ed evasione del POS (Piano Operativo di Sicurezza).
  5. Posizionamento dal basso della linea di accesso in pianta (la corda).
  6. Progressione e rimozione sulla linea di risalita della “necromassa instabile”, i cosiddetti rami secchi. Al raggiungimento del punto più alto possibile all’interno della chioma, si procede alla individuazione delle linee di lavoro e alla opportuna riconferma tramite i colleghi a terra del POS (Piano Operativo di Sicurezza) e del Cronoprogramma.
  7. Inizio delle fasi di arrampicata e posizionamento sui rami per raggiungere i punti più favorevoli, allo scopo di poter effettuare i tagli di ritorno. I tagli di ritorno hanno la caratteristica di non “speronare” (moncare o capitozzare) i rami, e vengono eseguiti in prossimità delle intersezioni (diramazioni), preservandone sempre uno o più apici ed utilizzando cesoie e segacci a mano, che per essere utili allo scopo debbono essere sempre molto affilati. Se in uno o più casi, non sarà sufficiente preservare uno o più apici in proporzione al ramo trattato, verrà rimosso tutto il ramo, sempre nel rispetto dell’equilibrio fisiologico della pianta di alto fusto, e comunque non verrà asportata mai più del 25% della massa foto-sintetizzante (la chioma), salvo parte casi particolari che dipendono dalla specie e dalla vigoria vegetativa di crescita nonché dal contesto determinato dall’area di radicazione.
  8. Potatura delle parti della chioma ancora verdi ma danneggiate o compromesse da interventi cesori pregressi (raccorciamenti, capitozzature o speronanti sconsiderati), che presentano difetti strutturali o scarsa vigoria vegetativa, e che sono destinate a seccarsi nell’arco di pochi anni.
  9. Eliminazione dei rami che interferiscono (toccano direttamente) i tetti, i muri di confine e le infrastrutture più varie.
Tree Climbing Ferrara - Arboricoltura Perelli: recupero di un Bagolaro potatura di riforma della chioma

Recupero di un Bagolaro: danni da interventi cesorei pregressi (Foto sx). Potatura di riforma della chioma (Foto dx).

Considerazioni tecniche sulla potatura di riforma della chioma

La corretta potatura di riforma della chioma, deve essere realizzata cercando di mantenere invariato l’apporto o il livello energetico della pianta, asportando solo i rami secchi e provvedendo alla potatura di quei rami che, essendo nati dalla reazione ad un intervento antropico causato dall’uomo, quasi sempre drastico e sconsiderato, non permettono al “sistema albero” di rigenerare in maniera efficace la chioma.

Resta utile ricordare che prima o poi queste parti di chioma compromesse “disseccheranno“, e saranno devitalizzate ed eliminate in maniera del tutto naturale dal Bagolaro stesso. Risulta evidente che questa attività, certamente naturale, ha per la pianta di alto fusto un costo non irrilevante in termini di dispendio di energia.

Nello specifico dobbiamo considerare che la chioma di una latifoglia (pianta che perde le foglie d’inverno) non è altro che il suo “motore solare, super efficiente e super evoluto, a massima resa e minimo spreco” necessario per produrre la quantità di energia utile alle proprie “esigenze fisiologiche”: dalla generazione di fiori e frutti, al favorire il disseccamento o l’abscissione di alcune delle sue parti e la rigenerazione di altrettante (come la perdita delle foglie in autunno e la ripresa vegetativa della primavera).

Infatti la chioma è essenziale per svolgere le funzioni fisiologiche della pianta:

  • dall’orientamento spaziale, che comprende i processi di crescita, movimento, conquista ed esplorazione dello spazio;
  • alla captazione degli elementi aerei: luce, anidride carbonica e ossigeno, di cui la chioma necessita per sviluppare i processi di fotosintesi;
  • per terminare con i sistemi di escavazione ed espansione delle radici.

Apparato Radicale

Le radici sono organi di stupefacente efficienza dal punto di vista biomeccanico, sono responsabili della stabilità all’albero, generando una salda coesione del terreno nella zolla radicale che, a sua volta, attraverso i contrafforti che costituiscono la base del fusto sorreggono il tronco e tutta la chioma, sostenendo masse di peso a dir poco sconsiderate  e in pochi metri quadrati di suolo, rispetto all’ampiezza ed al volume di chioma che ogni grande albero propone nelle sue svariate caratteristiche, forme e dimensioni.

L’apparato radicale è estremamente all’avanguardia per quanto riguarda la resa biochimica dei propri processi; le radici hanno anche il compito di “inzupparsi” per trasportare il nutrimento composto da acqua e sali minerali (la linfa grezza) attraverso i vasi del tronco, fino sulla cima, alla foglia più alta della chioma.

Il sistema albero

Se guardiamo all’efficacia del sistema albero, ci rendiamo conto di quanto efficienti ed efficaci siano le sue strategie di sopravvivenza e di quanto piccolo e poco evoluto risulti essere il nostro concetto di intelligenza. Concludo, citando uno scienziato neurofisiologo vegetale contemporaneo

… se l’intelligenza è la capacità di risolvere problemi al fine di sopravvivere e la vita media di una specie vivente è cinque milioni di anni, noi uomini essendo sulla terra da quattrocento mila anni, dovremmo vivere altri quattro milioni e seicentomila anni, prima di poterci esprimere con cognizione di causa ed affermare con certezza che il nostro cervello e il nostro modello di intelligenza, siano stati ininfluenti e cioè nella media delle cose che permettono di sopravvivere.

Tree Climbing Ferrara - Arboricoltura Perelli: intervento di recupero Bagolaro


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